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Un dialetto (voce dotta, ripresa dal lat. tardo dĭălectŏs, s. f., "dialetto", prestito dal greco διάλεκτος, letteralmente "colloquio, parlare ordinario, lingua, pronuncia particolare, dialetto") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori e le dimensioni dell'area interessata possono variare. Un dialetto, se si estende in un'area piuttosto ampia, può contenere molte varianti, che a loro volta possono distinguersi in sottovarianti per aree minori.
In generale, al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect"[1]) definisce il "dialetto" una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto il termine si intende riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, detta forma 'Standard' (o koinè); e talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard' (si veda Diasistema).
Seguendo la seconda accezione, il "dialetto" altro non è che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale, a prescindere da qualsiasi legame con altri eventuali idiomi geograficamente vicini o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) usata nel suo territorio di pertinenza; idioma, però, al quale, a differenza della lingua ufficiale, non è riconosciuto il rango di lingua, perché non presenta, o non gli si riconosce, appunto, un uso ufficiale o comunque prestigioso. Questa seconda accezione è adottata da alcuni linguisti italiani.
In Italia, dunque, sono diffuse, non senza ambiguità e relativismo semantici, entrambe le accezioni. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale il termine "dialetto" è usato, fedelmente alla seconda accezione, per definire qualsiasi idioma storico romanzo (ma talvolta, con questo senso, è usato anche per gli idiomi non-romanzi) parlato in un'area geografica del Paese e che non goda dello status di "lingua" (ufficiale o coufficiale). Nella categoria ricadono i numerosi idiomi italiani dotati di storia propria, non intercomprensibili e spesso fregiati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come, ad esempio, i dialetti milanese, napoletano, veneto e siciliano. In ambito colloquiale il termine è spesso usato anche nella prima accezione.
Lo specifico studio scientifico, oggetto della dialettologia, non si limita a confrontare differenze ed affinità, ma fornisce, dei dialetti, una precisa classificazione e ne studia i rapporti e le mutue interferenze con le lingue ufficiali e con gli idiomi geograficamente vicini di maggior prestigio. Inoltre lo studio dialettologico consente, nell'ambito dell'etnografia e della sociolinguistica di definire in un quadro più ampio, articolato e dettagliato gli usi, i costumi e la cultura materiale delle differenti popolazioni e/o degli strati sociali.
Talvolta, in certi contesti, per risolvere contenziosi di poco conto o nel comune parlare, è più agevole, tra dialettofoni, sostenere le proprie ragioni, o comunque esprimersi, nel dialetto locale. In altri contesti, l'accorto uso di lingua e dialetto locale può costituire un'abile strumento retorico nelle arti della diplomazia e dell'eloquenza. |